Da Rosa nascono grandi soddisfazioni e risultati concreti: il Dottor Simone Ferrero ha pubblicato, insieme alla sua collega Dott.ssa Irene Dogliotti, la prima ricerca che è stata portata avanti anche grazie al sostegno del Primo Premio da Rosa.

L’articolo è intitolato “PERSONALIZED MEDICINE IN LYMPHOMA: TAILORING TREATMENT ACCORDING TO MINIMAL RESIDUAL DISEASE” e riporta nei ringraziamenti proprio la nostra Associazione.

Di cosa discute l’articolo?
Lo abbiamo chiesto a Simone Ferrero che ci ha risposto:

Il tema dell’articolo, e il focus della nostra ricerca, sono i disordini linfoproliferativi, ovvero malattie tumorali a carico di una tipologia di globuli bianchi del sangue, i linfociti, e in particolare i cosiddetti linfomi non-Hodgkin; la sopravvivenza e la qualità della vita di persone affette da queste malattie sono drasticamente migliorate negli ultimi anni, ma tuttora esistono pazienti che nonostante le terapie presentano delle recidive di malattia.

Il nostro studio riassume le conoscenze attuali e le prospettive future riguardo agli strumenti valutazione della risposta alle terapie, ed è volto ad una sempre maggiore personalizzazione dei percorsi terapeutici, mirata su ogni singolo paziente.

Ha inoltre aggiunto al fine di fornire un riassunto più completo dell’articolo di 30 pagine:

I disordini linfoproliferativi, ovvero malattie tumorali delle cellule linfocitarie mature del sangue, costituiscono circa il 5% di tutte le malattie neoplastiche maligne nell’uomo; in Italia la Fondazione Italiana Linfomi (FIL) ha registrato 15.011 nuovi casi dal 2010 al 2015.

Nel corso degli ultimi decenni tali malattie, e in particolare i linfomi non-Hodgkin (NHL) e il mieloma multiplo sono diventati patologie altamente curabili, grazie all’implementazione di nuove strategie di trattamento; tuttavia, molti pazienti affetti da linfoma e mieloma tuttora manifestano recidive pur in presenza di una iniziale risposta completa alle terapie.

L’identificazione e la quantificazione della eventuale presenza di una malattia minima residua (MRD) a livello molecolare rappresenta un potente strumento per valutare la risposta al trattamento e predire l’esito a lungo termine delle cure per ogni singolo paziente.
Infatti, con l’introduzione nel panorama ematologico di svariati nuovi farmaci “mirati” a livello molecolare (cosiddette “target therapy”), potenzialmente molto efficaci ma non privi di tossicità e gravati da un notevole costo, risulta sempre più importante identificare dei fattori capaci di predire la risposta o l’eventuale refrattarietà al trattamento, al fine di evitare ai pazienti terapie non necessarie (“overtreatment”) e di ridurre i costi per il sistema sanitario.

Diversi studi clinici, analizzati nel testo completo dell’articolo, hanno provato che la malattia minima residua è in grado di predire la prognosi di pazienti affetti da linfoma follicolare, linfoma mantellare e mieloma multiplo, tramite differenti tecniche di laboratorio effettuate su prelievi di sangue periferico o sangue midollare.

Attualmente per queste patologie sono in corso diversi protocolli sperimentali, alcuni dei quali promossi dai Centri di Ematologia italiani, che mirano a orientare e personalizzare il trattamento in base alla malattia minima residua.
Nel prossimo futuro la ricerca si concentrerà sulla validazione delle tecniche di MRD già in uso e la sperimentazione di nuove tecniche di laboratorio, capaci di identificare minimi livelli di malattia residua con sempre maggiore sensibilità e minimamente invasivi per il paziente; nuovi studi clinici saranno necessari per valutare l’efficacia di una ottimizzazione delle terapie mirata in base al rischio di recidiva del singolo paziente e alla risposta valutata tramite la malattia minima residua.

Siamo dunque fieri di vedere che i nostri sforzi e le vostre donazioni si stanno trasformando in qualcosa di estremamente concreto e utile.